

21. La costruzione di uno stato socialista.

Da: E. H. Carr, La rivoluzione bolscevica. 1917-1923, Einaudi,
Torino, 1964.

Edward Hallett Carr, autore di una documentata ed accurata Storia
della Russia sovietica, analizza in questo passo le prime fasi
della costruzione del socialismo dopo la rivoluzione d'ottobre.
Citando da documenti dell'epoca, lo storico inglese mette in
evidenza come  ancora non fossero chiari agli stessi protagonisti
n il carattere n le prospettive della rivoluzione d'ottobre. Le
incertezze e le perplessit erano determinate anche dall'esistenza
di diversi orientamenti politici; le divergenze tra questi ultimi
emersero al momento della elaborazione della prima costituzione.
Questione assai dibattuta fu quella relativa al ruolo dello stato;
a tale proposito la maggioranza convenne sulla necessit di
instaurare una potente macchina statale per consolidare la
vittoria della rivoluzione attraverso la dittatura del
proletariato.


Il trionfo della rivoluzione d'ottobre aveva trovato i bolscevichi
ancora divisi circa le prospettive della rivoluzione, e incerti se
considerarla democratico-borghese o socialista e proletaria.
Rovesciando il governo provvisorio, la rivoluzione aveva
consacrato i soviet come supremi depositari del potere
rivoluzionario. Ma ci non implicava il rifiuto di rimettere poi
l'autorit stessa a un'assemblea costituente, che era l'organo
caratteristico della democrazia borghese e che i bolscevichi, al
pari del governo provvisorio, s'erano impegnati a convocare quanto
prima. [...].
Chi esamini la documentazione relativa alla rivoluzione d'ottobre,
sar subito colpito dalla poca frequenza e dal poco rilievo con
cui le parole socialismo e socialista appaiono nei suoi primi
pronunciamenti. Difendere la rivoluzione o la rivoluzione degli
operai e dei contadini: come dichiarazione di principi, pareva
che bastasse. Rivoluzionario era un aggettivo intrinsecamente
laudativo (ordine rivoluzionario, giustizia rivoluzionaria),
mentre controrivoluzionario esprimeva la quintessenza di tutti i
mali. Derivati d'un termine neutro come democrazia, ugualmente
accettabile per i sostenitori della rivoluzione borghese e per
quelli della rivoluzione socialista, ricorrono quattro volte nel
proclama d'apertura del secondo congresso panrusso dei soviet del
25 ottobre [secondo il calendario giuliano ancora in vigore in
Russia] / 7 novembre 1917 (una pace democratica,
democratizzazione dell'esercito), e ancora pi spesso nel
decreto del giorno seguente sulla pace. In quanto governo
democratico - disse Lenin presentando il decreto sulla terra alla
stessa seduta del congresso - noi non potremmo prescindere dalla
decisione delle masse popolari neppure se fossimo in disaccordo
con esse. I primi passi vitali del regime, dunque, non furono
compiuti sotto la bandiera del socialismo, ma sotto quella della
democrazia. Poco pi tardi, l'epiteto democratico venne
impiegato per elogiare il sistema elettorale scelto per i soviet e
per l'assemblea costituente, e specialmente il diritto di
revoca, come pure il principio dell'eleggibilit dei giudici.
Mentre l'accento veniva posto sulla democrazia, il socialismo
veniva proclamato scopo ultimo. Ci che meglio rivela
l'atteggiamento di Lenin al momento della rivoluzione,  il
discorso da lui tenuto al soviet di Pietrogrado il pomeriggio del
25 ottobre / 7 novembre 1917, in cui s'annunciava il trionfo della
rivoluzione degli operai e dei contadini. Dichiarato che questa
terza rivoluzione russa deve condurre come risultato finale alla
vittoria del socialismo, Lenin torn ad enunciare, nella
conclusione, le due condizioni per il passaggio al socialismo da
lui gi poste molto tempo prima: l'appoggio alla rivoluzione russa
da parte dei contadini e da parte della rivoluzione mondiale:
Ci guadagneremo la fiducia dei contadini con un solo decreto,
abolendo la propriet dei grandi proprietari. I contadini
comprenderanno che l'unica via di salvezza  per essi l'unione con
gli operai... Noi abbiamo una forza di massa e un'organizzazione
che conquisteranno tutto e condurranno il proletariato alla
rivoluzione mondiale.
In Russia, noi dobbiamo subito dedicarci alla costruzione dello
stato socialista proletario.
Viva la rivoluzione socialista mondiale.
Nel momento della vittoria della rivoluzione in Russia, l'aspetto
internazionale della rivoluzione stessa era vividamente presente
alla mente di Lenin. Dieci giorni pi tardi [...] egli dichiarava:
Marceremo fermamente e senza esitazioni verso la vittoria del
socialismo, vittoria che sar sigillata dai lavoratori
d'avanguardia dei paesi pi civilizzati e che dar ai popoli una
solida pace liberandoli da ogni oppressione e da ogni
sfruttamento.
E nel progetto di dichiarazione dei diritti del popolo oppresso e
sfruttato, scritto da Lenin al principio del gennaio 1918, si
affermava che l'organizzazione socialista della societ e la
vittoria del socialismo in tutti i paesi facevano parte del
compito fondamentale che l'ordinamento sovietico doveva
assolvere. In quel periodo, dunque, Lenin ancora pensava alla
realizzazione del socialismo in termini - principalmente - di
rivoluzione mondiale.
Queste esitazioni intorno alle prospettive e al carattere della
rivoluzione d'ottobre si riflettono nella terminologia
costituzionale dei primi tempi. La parola Russia essendo stata
scartata, era difficile trovare un nome appropriato per la nuova
autorit. Questa si chiam governo provvisorio degli operai e dei
contadini o semplicemente governo rivoluzionario, fondandosi
sul potere sovietico ed essendo stata realizzata grazie al
trionfo dello slogan tutto il potere ai soviet. Solo una volta,
e in un contesto particolare, la nuova autorit parl di se stessa
come del governo socialista della Russia. La prima dichiarazione
costituzionale fondamentale della storia sovietica  contenuta
nella dichiarazione dei diritti del popolo oppresso e sfruttato,
che si apre con le parole:
La Russia  dichiarata repubblica dei soviet dei deputati degli
operai, dei soldati e dei contadini. Tutti i poteri, sia centrali
che locali, appartengono ai soviet.
E nell'articolo successivo, per la prima volta, il paese 
chiamato repubblica sovietica russa. Sarebbe pericoloso trarre
conclusioni da una terminologia cos fluttuante ed incerta. Ma,
checch potesse pensarne lo stesso Lenin, la parola socialista
era ancora uno spauracchio per molti dei suoi seguaci e alleati.
Un'importante minoranza del partito, se non addirittura una
maggioranza, condivideva ancora l'opinione dei menscevichi e dei
socialrivoluzionari, secondo cui la rivoluzione non era ancora
uscita dallo stadio borghese ed era quindi immatura per la
transizione al socialismo. Da questo punto di vista la rivoluzione
d'ottobre non era che una continuazione e un approfondimento di
quella di febbraio, e non differiva da questa n per i suoi
principi n per i suoi scopi. Era quindi legittimo guardare
all'assemblea costituente come al coronamento della rivoluzione
democratica. [...].
La preparazione di ogni costituzione  normalmente un campo di
battaglia dove si scontrano propositi contrastanti, e il prodotto
finito reca sempre, pi o meno evidenti, i segni del conflitto.
Nella preparazione della prima costituzione della RSFSR
[repubblica socialista federativa sovietica russa] il conflitto fu
triplice (sebbene i tre aspetti non fossero sempre facilmente
distinguibili l'uno dall'altro): fu un conflitto tra coloro che
tendevano a indebolire e coloro che tendevano a rafforzare il
potere dello stato; tra coloro che desideravano decentralizzare il
potere stesso, e coloro che preferivano centralizzarlo; tra coloro
che volevano un federalismo effettivo e coloro che miravano a
instaurare, sotto un'etichetta qualsiasi, una repubblica una e
indivisibile. Il gruppo di coloro che, in ciascuno dei tre
aspetti del conflitto, seguivano la prima tendenza, si componeva
principalmente, ma non esclusivamente, di socialrivoluzionari di
sinistra, che tradizionalmente incarnavano le tendenze stesse; il
suo pi influente portavoce fu Reisner, che rappresentava il
commissariato del popolo per la giustizia. Le idee del gruppo
stesso, peraltro, contenevano una tale dose di utopismo che i
componenti del gruppo avverso, strenui realisti, avrebbero
probabilmente finito per imporsi anche se non avessero trovato -
come trovarono - un argomento inoppugnabile nella difficile lotta
che andava sostenendo il regime rivoluzionario e nelle gravi
minacce che pesavano su di esso. I dibattiti svoltisi in seno alla
commissione di redazione della costituzione servirono, per cos
dire, di modello ai successivi dissidi che agitarono la politica
sovietica.
La dottrina bolscevica dello stato soffriva d'una contraddizione
gi inerente alla teoria marxista. Marx ed Engels avevano
pienamente condiviso la tradizionale ostilit socialista
all'oppressione statale, e l'idea che in condizioni di socialismo
lo stato stesso sarebbe completamente sparito; ma nello stesso
tempo essi avevano riconosciuto la necessit d'instaurare una
potente macchina statale per consolidare la vittoria della
rivoluzione attraverso la dittatura del proletariato. Lenin, che
alla vigilia della rivoluzione aveva dedicato uno dei suoi scritti
pi abili, Stato e rivoluzione, all'analisi della dottrina
marxista dello stato, risolveva il dilemma considerando la
dittatura del proletariato un espediente temporaneo, necessario
solo fin quando i residui nel potere borghese non fossero stati
distrutti, ma destinata a scomparire, come ogni altra forma di
stato, quando la meta finale del comunismo fosse stata raggiunta.
I dirigenti bolscevichi, pur continuando a osservare la tradizione
di ostilit contro lo stato profondamente radicata nel socialismo,
furono cos in grado di sostenere la necessit d'un rafforzamento
temporaneo dello stato stesso, necessit che s'era fatta sempre
pi evidente nell'oscuro inverno 1917-'18 e nell'ancor pi oscura
estate 1918. [...].
L'abolizione dello stato restava [...] il lontano ideale da
raggiungere; ma, intanto, la forma di stato della repubblica
socialista sovietica non poteva essere troppo diversa da quelle in
vigore nel mondo capitalista, fondate sulla sovranit
territoriale. Nel testo definitivo della costituzione, l'art. 9
combin abilmente l'ammissione del carattere provvisorio del
potere statale sovietico con l'affermazione che tale potere,
finch fosse durato, avrebbe dovuto esser forte:
Lo scopo principale della costituzione della RSFSR, che dovr
servire per l'attuale periodo di transizione, risiede
nell'instaurazione della dittatura del proletariato rurale e
urbano e della classe contadina pi povera, nella forma d'un forte
potere sovietico panrusso, destinato a schiacciare definitivamente
la borghesia, ad abolire lo sfruttamento dell'uomo da parte
dell'uomo e a instaurare il socialismo, sotto il quale non vi sar
divisione in classi n potere statale.
Poich, tuttavia, l'instaurazione del socialismo poteva
concepirsi solo sul piano internazionale, la federazione russa non
era, in sostanza, che il primo membro d'una successiva federazione
mondiale di repubbliche socialiste; per cui, anche in questo
senso, poteva parlarsi d'un periodo di transizione.
